Una ricerca dell’ASCOM

CONSUMI. Da quest’autunno il “farmer market” ha raddoppiato: il venerdì mattina al Bosco, il pomeriggio ai Cappuccini
L’Ascom critica la vendita diretta settimanale dei prodotti agricoli effettuata in piazza dai coltivatori «Non si risolve così il caro prezzi»

Raddoppia il mercato contadino a Thiene e raddoppiano anche le polemiche. La Confcommercio mandamentale ha effettuato un’indagine tra i banchi dei produttori agricoli che ogni venerdì mattina al Bosco, e da qualche settimana anche nel pomeriggio nel parcheggio di via Trentino ai Cappuccini, vendono i loro prodotti; li ha poi confrontati con altri negozi, ortofrutta, alimentari e macellerie, del mandamento di Thiene, oltre ad un banco del mercato “tradizionale”, del lunedì, e le sorprese non sono mancate.

Non sempre infatti la “filiera corta”, ovvero il passaggio diretto da produttore a consumatore, farebbe risparmiare soldi. Un esempio? Le cipolle dal contadino costano 1,20 euro al chilo, mentre nei negozi di ortofrutta anche 80 centesimi, le pere abate, di media dimensione, dai contadini costano 2,80 euro mentre al negozio anche 1,70 o al mercato del lunedì 1,90 euro. Anche la carne che si vende al “farmer market” del Bosco il venerdì mattina sarebbe più cara di quella nel negozio di alimentari. La punta di petto del bovino dal macellaio si paga 4,50 euro al chilo, mentre dal produttore di trova a 6,50 euro, il muscolo invece addirittura costa 13 euro dal contadino e 8,50 in negozio.
«La vendita diretta ce l’hanno passata come la soluzione al problema del caro prezzi, come la panacea dei “mali”, tutti presunti, della tradizionale filiera distributiva – dicono dall’Associazione commercianti thienese – e l’alto costo non è l’unica pecca di questo sistema. Cartelli dei prezzi esposti occasionalmente, impossibilità di verificare provenienza e qualità della merce venduta, convenienza spesse volte inesistente».
Come sempre, sarà poi il consumatore a scegliere dove spendere i propri soldi per andare a fare la spesa, ed è anche vero che, dall’indagine effettuata, non tutte le merci sono più convenienti in negozio: tra quelle esaminate, alcune sono più economiche al mercato contadino, come il cavolfiore o il radicchio rosso, altre sono perfettamente in linea, come il cotechino, l’insalata gentile, la cicoria.
«Bisogna tener conto però che negozianti e commercianti su aree pubbliche devono sostenere costi fissi che i produttori spesso non hanno – dichiara il presidente dei commercianti Emanuele Cattelan -, insomma siamo in una situazione di assoluta disparità da un punto di vista della concorrenza, e molti produttori avrebbero deciso di approfittarne realizzando notevoli guadagni. L’impressione è che nel salto di tutti i passaggi della filiera commerciale tradizionale, l’unico a guadagnarci sia il contadino».

Non  è tutto oro quello che luccica  .E’ proprio vero.

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