Questo ci riguarda tutti :meditiamo italiani!

Scorrendo le notizie  di televideo ho scorto questo articolo che poi  ho ricercato in rete  e vi propongo.Cosa faremo quando questo modo di  gestire il commercio avrà provocato la  desertificazione dei nostri centri storici , dei nostri quartieri , delle  frazioni, del negozio sottocasa?  MA non solo!Quello che non sapevo e che vorrei portarvelo  a conoscenza , è che questi  centri  provocano non solo  la perdita delle  nostre  tradizioni , la nostra  storia  culinaria , i piatti tipici casalinghi , naturali  e genuini ma  portano la disoccupazione!Continuiamo così o forse c’è qualcosa  di sbagliato da correggere quanto prima?

Leggere per  credere!

Dal sito  della  CGIA  di Mestre :

BORTOLUSSI: “I CENTRI COMMERCIALI HANNO “STROZZATO” I NEGOZIANTI”

Tra il 2001 e il 2009 la superficie di vendita della grande distribuzione ([1]) è cresciuta del 65% circa. Nel frattempo i piccoli negozi sono diminuiti di oltre 51.000 unità. Secondo Bortolussi “ogni posto di lavoro creato nella grande distribuzione costa 6 posti di lavoro nelle piccole botteghe commerciali”.

“Tra il 2001 e il 2009 – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – ad un aumento di poco più di 21.000 addetti nella grande distribuzione, nelle piccole botteghe commerciali si sono persi quasi 130.000 posti di lavoro. Vale a dire che ad ogni occupato che ha trovato un’occupazione nei centri commerciali, si sono persi 6 posti di lavoro tra i piccoli negozianti”.

E’ questo uno dei principali risultati emersi da una recente analisi realizzata dalla CGIA di Mestre, che ha voluto verificare l’andamento di crescita registrato dalla grande distribuzione e  la conseguente contrazione verificatasi tra le piccole attività di commercio al dettaglio.

Ebbene, il risultato emerso è il seguente: mentre nel periodo considerato la grande distribuzione ha aumentato la superficie di vendita del + 64,6% (passando da 2.066.318 a 3.401.913 mq di superficie di vendita), le attività di commercio al dettaglio sono diminuite di oltre 51.000 unità. Se si considera che mediamente una piccola attività commerciale dà lavoro a circa 2,5 addetti, la CGIA stima che si sono persi quasi 130.000 addetti. Per contro, la grande distribuzione ha aumentato il numero di addetti  di circa 21.000 unità.

“Pertanto – ribadisce Bortolussi – possiamo dire che ad ogni posto di lavoro creato dai grandi centri commerciali, se ne perdono 6 nel piccolo commercio. Insomma, tra la crisi dei consumi e la diffusione della grande distribuzione, i piccoli sono stati costretti a chiudere bottega”.

Se l’attenzione viene posta sui dati regionali, è importante segnalare che l’unica grande Regione che ha registrato una contrazione della superficie di vendita della grande distribuzione è stato il Lazio (-14%). Il Lazio è anche l’unica realtà territoriale in Italia che presenta un aumento positivo della variazione delle piccole attività commerciali pari al + 6,7% (in termini assoluti pari a + 2.678 negozi). Tutte le altre regioni hanno visto un deciso aumento della presenza della grande distribuzione e una corrispondente    contrazione delle piccole botteghe commerciali.

Aumento superficie Ipermercati e declino degli Esercizi Specializzati (2001-2009)
REGIONI Grande distribuzione (*) COMMERCIO AL DETTAGLIO IN ESERCIZI SPECIALIZZATI (**)
Var. % Superficie Ipermercati

(dal 2001 al 2009)

Variazione % Numero Imprese Attive
(dal 2001 al 2009)
Lazio -14,0 +6,7
Valle d’Aosta -7,8 -18,1
Toscana +15,5 -19,4
Veneto +39,1 -14,8
Emilia Romagna +41,1 -18,3
Lombardia +42,2 -19,6
Umbria +78,9 -15,2
Sardegna +80,9 -6,0
Liguria +89,4 -17,5
Piemonte +97,7 -17,9
Marche +112,0 -14,7
Puglia +136,4 -4,8
Basilicata +146,5 -10,9
Abruzzo +197,7 -9,9
Campania +209,7 -5,1
Friuli Venezia Giulia +211,8 -25,5
Sicilia +268,2 -7,8
Calabria +317,5 -12,4
Trentino Alto Adige +341,8 -21,2
Molise n.c. -13,3
ITALIA +64,6 -11,3
(*) Superficie di vendita superiore a 2.500 mq; dati relativi al primo gennaio 2001 e 2009.
(**) Alimentari e bevande, tessili, ferramenta, elettrodomestici, mobili, libri, artcoli sportivi
e giocattoli, orologi.
n.c.: non calcolabile per il Molise in quanto nel 2001 non vi era nessun ipermercato.
Elaborazione Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Ministero Sviluppo Economico e Infocamere
La crescita della Grande distribuzione  e declino degli Esercizi Specializzati (2001-2009)
REGIONI IPERMERCATI (*) COMMERCIO AL DETTAGLIO IN ESERCIZI SPECIALIZZATI (**)
Var. Numero di Ipermercati dal 2001 al 2009 Var. Addetti negli Ipermercati dal 2001 al 2009 Numero Imprese Attive in meno
(I trim. 2009 rispetto al I trim. 2001)
Abruzzo +11 +1743 -1060
Basilicata +2 +223 -562
Calabria +10 +768 -2420
Campania +11 +1714 -3140
Emilia Romagna +12 +2331 -5265
Friuli Venezia Giulia +13 +1027 -2038
Lazio -12 -755 +2678
Liguria +4 +935 -2710
Lombardia +39 +2235 -10766
Marche +9 +627 -1583
Molise +3 +312 -354
Piemonte +35 +4593 -5397
Puglia +11 +412 -1684
Sardegna +8 +506 -836
Sicilia +16 +1094 -3409
Toscana -1 +581 -5861
Trentino Alto Adige +6 +497 -1118
Umbria +3 +274 -1023
Valle d’Aosta -1 -770 -187
Veneto +24 +2728 -4279
ITALIA +203 +21075 -51014
(*) Superficie di vendita superiore a 2.500 mq; dati relativi al primo gennaio 2001 e 2009
(**) Alimentari e bevande, tessili, ferramenta, elettrodomestici, mobili, libri, articoli sportivi
e giocattoli, orologi.
Elaborazione Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Ministero Sviluppo Economico e Infocamere

([1]) Include gli esercizi di vendita al dettaglio con assortimento tale da soddisfare almeno l’80% dei bisogni dei consumatori. Pertanto, si fa riferimento agli Ipermercati e alle Grandi Superfici Integrate con superficie di vendita uguale o superiore ai 2.500 mq.

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